Da rovinate a usate

Ieri, 18 giugno 2008, la ditta traslochi mi ha telefonato: non il responsabile commerciale, a cui avevo indirizzato questo fax il giorno 11 giugno 2008, bensì l’addetto ai traslochi che fungeva da caposquadra il giorno in cui hanno scaricato le mie masserizie nella nuova abitazione; <<Sa, vorremmo venire per poter rimediare>>, mi ha detto, <<a quello che è successo durante il trasloco…>>.

Ebbene, i due inviati erano a conoscenza del contenuto del fax e, probabilmente, non si sarebbero meravigliati se il sottoscritto avesse, con pieno diritto, sfogato verbalmente la cattiva condotta delle operazioni del trasloco, sia il carico sia lo scarico. Ad ogni modo, a casa io e mia moglie ci eravamo già scaricati tra di noi, rammaricandoci per non aver trovato una benché minima e plausibile motivazione dell’accaduto: ci siamo, quindi, limitati a far osservare tutto quello che avevo raccontato in sintesi nel fax, aggiungendo ciò che per iscritto non avrebbe reso pienamente la gravità della situazione; come esempio, abbiamo fatto notare come non è stato un vantaggio aver avuto personale italiano al posto di quello rumeno: i primi hanno trasportato i mobili sul carrellino porta pacchi mentre i secondi a mano, in modo che, passando tra le porte, i bordi delle porte non entrassero in contatto con i mobili ma con le loro braccia…evitando, così, di rovinare mobili e porte.

Anche il pensile, già riparato per primo (quello che era letteralmente volato per terra durante lo smontaggio della cucina), era stato solo riparato, senza nemmeno accorgersi che la cerniera interna non consentisse più allo sportello di chiudersi perfettamente in piano, come in origine.

L’appendipantaloni dell’armadio in camera da letto non era stato montato bene: <<non era così prima del trasloco>>, ho osservato, indicando che lo scorrimento dell’appendipantaloni era difficoltoso; <<noi, rimontiamo gli armadi utilizzando viti nuove>>, mi ha fatto notare l’addetto. La conseguenza è che, in questo modo, non si garantisce la funzionalità del mobile come al tempo dell’acquisto!

<<Portiamo questi pensili dal nostro falegname! Certo, non dalla Scavolini…>>, a cui replico <<Ma la  cucina era Scavolini, non costruita dal vostro falegname! Se traslocate qualcosa, non potete pretendere che all’arrivo il proprietario si ritrovi con masserizie diverse da quelle che aveva!>>. <<Speriamo di farcela per giovedì prossimo, altrimenti non potrò essere io a rimontarvi i pensili della cucina, perché andrò in ferie>>. Non avremo la cucina montata se non ad agosto, ben due mesi dopo il trasloco, cosa che, purtroppo, ci ritarderà di liberare il soggiorno dalle scatole del trasloco.

Quali precauzioni?

Ci sembra che qualche dritta in più per il prossimo ed eventuale trasloco la dovremmo avere.

Tenteremo di darne qualcuna, così un giorno le potremmo rileggere anche noi.

  1. a
  2. b
  3. c

Quindi…

A destinazione: resoconto amaro.

  1. “Vede, signora”, dice un addetto ai traslochi, “questoQuadro con vetro rovinatoquadro a giorno purtroppo ha il vetro rotto…sono cose che capitano”.
    Tela del quadro rovinata NOTA, quando mi sono state portate le scatole, nettamente in numero insufficiente allo scopo, mia moglie aveva chiesto se questo quadro, appeso sulla porta di ingresso dell’appartamento, avessero potuto scordarselo: “No, signora”, ha detto l’addetto al commerciale, “prenderemo tutto ciò che si trova nel suo appartamento!”. Preso atto, vado a controllare anche gli altri. Ebbene, ilQuadro della Corsica rovinato quadro a giorno con la cartina della Corsica ha tutti i ganci laterali fuori dalla loro posizione: una guardatina più approfondita rileva che l’angolo in basso è rotto.Incredibile! Questo ha la parte trasparente in plexiglass e non in vetro come il quadro precedente, eppure non ne è uscito incolume dal trasloco.
  2. Mia moglie mi fa notare che il nostro appendiabiti in ferro battuto è ridotto in due parti; faccio notare l’accaduto a un addetto, che mi rimanda al caposquadra. Questi (all’inizio presuppone che l’appendiabiti in ferro battuto possa essere sempre stato di due pezzi…) addirittura cerca di capire come funziona, se potesse essere funzionale in due pezzi; gli facciamo notare la saldatura rovinata che si è prodotta per qualche botta o altro durante il trasloco.
  3. I pensili della cucina Scavolini non sono stati avvolti e protetti con coperte o altro: vengono maneggiati dagli addetti al trasloco con mani eccezionalmente sporche, tanto che oggi, sabato 7 giugno 2008, mia moglie fa fatica a pulirli con uno sgrassatore adatto allo scopo. La mancata protezione ha prodotto danni ai pensili; una ricognizione, dovuta al fatto che occorre pulirli prima di riporre utensili da cucina, bicchieri, piatti e simili nei pensili, evidenzia man mano angoli rovinati, sportelli ammaccati, sportelli fuori asse.
  4. L’angoliera. Mentre gli addetti stanno rimontando i mobili, è meglio controllare come procede il servizio. Ebbene, mi accorgo che la maniglia dell’angoliera è fuori posto: DANNAZIONE a quelli che utilizzano il trapano avvitatore per avvitare quanto capita a tiro. Armato di semplice cacciavite, vado a rimettere a posto la maniglia, contento perché noto che, seppur avvitata male, l’anta laccata dell’angoliera non si è rovinata.
  5. L’angoliera è stata montata nella cameretta studio, ove viene riposto il computer. Ebbene, uno sguardo e mi accorgo che il computer è stato erroneamente messo sotto sopra! Preoccupato, mi precipito a rigirare delicatamente il computer e a verificare l’integrità dei componenti: un hard-disk è fuori posto: non posso fare altro che togliere dalla scatola il monitor, che avevo personalmente riposto nella propria scatola, e recuperare dalle altre scatole i cavi, la tastiera e il mouse per accenderlo. NOTA, quando mi sono state portate le scatole, nettamente in numero insufficiente allo scopo, mia moglie aveva chiesto che cosa avremmo dovuto fare per il computer, poiché non entrava in nessuna delle scatole che ci erano state date: “Signora, il computer lo imballiamo noi!”, ha detto l’addetto al commerciale.
  6. Ecco come appare la cucina.La cucina compinibile così come lasciata dai traslocatoriManca il mobiletto tra la cappa e il pensile, che si è danneggiato durante l’operazione di smontaggio della cucina nell’appartamento precedente: poca cura nello smontaggio senza capire come era stato appeso al muro ha prodotto il volo del mobiletto a terra con danneggiamento serio dello stesso. SU questo punto i traslocatori non hanno potuto fare altro che riportarsi il mobiletto per ripararlo (e dire che era nuovo, ora ci ritroviamo con una cucina riparata!, n.d.r.): Uno degli addetti al trasloco, incaricato di effettuare la riparazione, mi chiede il numero di telefono per avvisarmi quando il mobiletto sarà pronto; ci mettiamo d’accordo per non affrettare i tempi in previsione della necessaria sistemazione degli attacchi dell’acqua al lavello e alla lavastoviglie e del relativo scarico: giovedì o venerdì della prossima settimana.Vista della cucina La doccia fredda arriverà a breve. Martedì, 3 giugno 2008, ci rechiamo all’ufficio anagrafe del Comune per effettuare il cambio di residenza; squilla il telefono: è la ditta traslochi che mi comunica che il mobiletto è pronto e che verrebbero a portarcelo a casa. La mia risposta, dati gli impegni tra Comune, ASL e allaccio utenze è naturale: <<Non siamo in casa…eravamo d’accordo per fine settimana>>; <<Ah, aspetti che vedo>>, mi sento rispondere: Seconda chiamata al cellulare: <<Possiamo passare da casa sua e lo lasciamo fuori dalla porta così se lo monta lei, le va bene?>>; <<Senta>>, rispondo, << devo venire a saldare il conto, me li lasci in ufficio e me li prenderò>>, infuriato e toccato profondamente perché in questo caso risulta abbastanza ovvio che la cucina non verrà montata come previsto con il commerciale della ditta traslochi; quindi, acconsento, deciso quanto mai di rompere con questo modo di fare da cafoni e approfittatori di basso rango: “Saldo il conto e li mando a quel paese, pubblicando come blog l’accaduto così da mettere sull’avviso i futuri malcapitati”. La giornata era rovinata, perché mi ribolliva il sangue dentro, così anche mia moglie.
    Il pomeriggio del 3 giugno 2008 mi reco in ufficio; c’è il commerciale, che a mio avviso si accorge che qualcosa non va; questi mi chiede come va e io gli rispondo che sono venuto a pagare, tacendo e cercando di passare oltre il tasto dolente di come possa mai essere soddisfatto del modo con cui hanno traslocato le mie masserizie. Ad ogni modo, mi fa accomodare nella saletta riunioni e cerca di capire che cosa possa essere accaduto di spiacevole. La prima cosa che viene fuori è la questione del mobiletto della cucina che mi devo prendere e rimontarmi da solo, contrariamente a quanto pattuito; mi sento rispondere dal commerciale che io avevo detto all’addetto traslocatore che mi aveva telefonato che avrei provveduto a rimontarmi il mobiletto : certo, il mobiletto ma non la cucina! In realtà, come si vede dalla foto occorre anche montare i due ripiani attorno al tubo della cappa, e non è impresa da poco. Gli dico francamente che sono venuto a pagare e non a discutere su cose che avrebbero dovuto essere di normale amministrazione, di cui non vi debba essere nessuna rimostranza o rivendicazione da parte del cliente: sono lavori che devono essere fatti, a regola d’arte, e basta. <<No, no>>, mi dice, << dobbiamo mettere le cose a posto”. Sento che chiama davanti a me qualcun altro e cerca di vedere come e quando può mandare qualcuno a rimontare la cucina. <<Io non ho fretta, è sufficiente che le cose siano sistemate come pattuito>>, aggiungo; <<Settimana prossima sarò in ferie, preferirei che tutto venisse fatto questa settimana>>. <<Domani mattina devo sistemare gli allacci dell’acqua e lo scarico del lavello>>, gli faccio notare, <<per cui è meglio, come avevamo già d’accordo, fare o giovedì o venerdì; anche più in là, senza fretta, che ha contraddistinto e abbassato la qualità del servizio. Oltre la cucina, ci sono da montare i mobiletti in bagno, la cui piastra da fissare a muro è stata dimenticata nell’altro appartamento; e poi, il portapantaloni dell’armadio della camera da letto…>>. <<No, no>>, mi interrompe, <<mi telefoni domani mattina e prendiamo una data per finire il lavoro>>.

    La cucina non era così prima del traslocoIl mobiletto ancora non c’è.

    Il mercoledì mattina effettuo la telefonata, il tipo è in banca: <<Le faccio sapere qualcosa questa sera>>. Nessuna comunicazione né giovedì né venerdì.

Sabato mattina, pulizie dei pensili “zozzi di manate degli addetti del trasloco” (nemmeno le mani si puliscono per maneggare i mobili…).
<<Guarda,>> mi dice mia moglie, <<una ammaccatura dell’angolo qui in basso Ammaccatura del bordo inferiore del pensilino della colonna fornodel pensilino della colonna forno. Ti ricordi, per caso, se i pensili e i mobiletti della cucina sono stati avvolti con il telo di plastica a bollicine?>>.

Io mi trovavo a tenere la scala a mia moglie e questo, purtroppo, mi faceva notare una cosa, una brutta cosa: da non credere!
Ecco che cosa stavano vedendo i miei occhi mentre il mio cervello credeva che fosse una visione..Ripiano interno della colonna forno
INCREDIBILE! Il ripiano è interno, eppure risulta rovinato!

Inutile a dirlo: come avvenuto nel precedente trasloco, stare appresso agli addetti al trasloco e controllare le operazioni di carico/scarico ti toglie lucidità; tante cose passano in secondo piano poiché sei continuamente preso da questo va nella camera da letto, questo in garage, quest’altro lo appoggi qui, ecc. ecc.
Anta sopra la colonna forno E ora, i guai sono solo tuoi. Basta focalizzare meglio e appare un altro bel danno al pensilino della colonna forno… L’angolo esterno del mobiletto è rovinato pesantemente; mi avvicino per constatare meglio ed ecco che mi accorgo che lo sportello non ha la cerniera allineata.

E’ lampante che questo piccolo mobiletto della colonna forno non ha subito quella piccola ammaccatura che aveva visto mia moglie:
Cerniere rovinate
ora è chiaro che lo sportello è danneggiato a tal punto che la cerniera superiore risulta compromessa.

Due foto che mettono in risalto che lo sportello ha subito qualche contraccolpo tanto da storcerlo.
Lato cerniera dell\'anta rovinata

Particolare del lato cerniera

Ripiano dello scolapiatti della cucina. Ormai la rabbia è veramente tanta e lo sconforto di aver avuto tanti danni alle nostre masserizie è grande; non si può fare altro che controllare ogni pensile e mobiletto della cucina nella speranza di non trovare altre magagne. Macché!
Ripiano dello scolapiatti

Ecco un’altra foto che evidenzia un angolo della mensola interna dello scolapiatti della cucina; non posso fare a meno che riferirlo subito a mia moglie che sta ripulendo l’anta rovinata della colonna forno. <<Dai!>>, mi dice stupita, <<non mi dire altro…fammi vedere che cos’altro è successo…>>

Il letto.

Maniglia del materasso rovinata
La maniglia del materasso “millemolle” del nostro letto con cassonetto.

Nel pomeriggio di sabato 7 giugno 2008 ci accingiamo a mettere il coprirete, che finora è rimasto inutilizzato perché andava pulito. La strategia per evitare di alzare il materasso è quello di alzarlo prima dal fondo, rigirandolo verso la testa del letto in modo che è sufficiente una persona per tenerlo mentre l’altra posiziona il coprirete nella metà inferiore del letto. Nel girarlo la maniglia laterale del materasso capita proprio sotto gli occhi di mia moglie, che esclama: <>. Appena ha finito di sistemare la parte interessata del coprirete, metto giù il materasso e vado a vedere: la foto è di per sé molto esplicativa!

L’angoliera.
C’è da togliere tutte le scatole appendiabiti (già in nostro possesso, mentre compreso nel costo del trasloco è previsto che gli abiti appesi vengano ripostidagli addetti al trasloco il giorno del trasloco, n.d.r.); per questa operazione occorre svuotarne solo uno, tra quelli rimasti vuoti dopoAngolo superiore della spalliera dell\'angoliera aver messo tutti gli abiti nell’armadio della camera da letto, in cui avevamo in precedenza posato ciò che non apparteneva all’armadio. Le pareti laccate di colore bianco sono proprio zozze. Mia moglie va a pulire l’interno dell’angoliera e io sono a reggere la scala. Le parlo di come mi ero accorto della maniglia mal avvitata e ci viene in mente di come avevamo ambedue osservato che un addetto appoggiava le ante degli armadi su un angolo anziché su tutta la parte inferiore. Speravamo che l’accaduto per i pensili della cucina fosse una caso unico: non è così. La foto mostra un’evidente angolo rovinato: sapendo chi l’ha montato e come appoggiava le ante dei mobili per terra (su una angolo, anziché farsi aiutare dai colleghi di lavoro), non potevamo ritenerci così fortunati che l’ottima laccatura dell’angoliera resistesse a queste rozze e insicure sollecitazioni.

Toh! Una vite in più…
Una vite in più?

Cavi elettrici recisi.

Quando è stato il tempo di appendere i lampadari nell’appartamento preso in affitto, ci siamo accorti di quanto erano corti i fili elettrici che fuoriescono dal soffitto per allacciare quelli dei lampadari. <<Che modi barbari>>, pensavo.

Ebbene, oggi penso di aver capito a che cosa sia dovuto: nella foto è visibile il filo che porta corrente al motore aspiratore della cappa.

Mammuth reciso

Benché l’attacco dei fili fosse stato previsto avvenire tramite un banale mammuth, i fili, a causa di una non giustificata frettolosità, sono stati recisi. Dopo un paio di traslochi negli appartamenti in affitto si avranno notevoli difficoltà ad allacciare le utenze elettriche.

Alla partenza: italiani, non stranieri.

E’ la mattina del 29 maggio 2008. I 5 addetti al trasloco sono qui sin dalle 7:00 del mattino.
Il tour che segue cercherà di dare una visione compatta dei principali avvenimenti del nostro ultimo trasloco e delle conseguenze a nostro sfavore: le nostre nuove masserizie che ora ci ritroviamo rovinate, quindi usate/vecchie anche se, forse, saranno riparate.

<<Meno male che sono italiani!>>

E’ ciò che dice mia moglie quando il camion entra nel cortile e scendono gli addetto al trasloco. Oggi, ci pentiamo di questa nostra catalogazione delle persone basata su pregiudizi, parte della nostra appartenenza culturale e territoriale.

Perché? Ma perché ci ricordiamo di come hanno lavorato quelli del trasloco precedente. Cioé,…

Le stecche laterali degli scaffali.

Differentemente da quanto fatto dai precedenti traslocatori, qui ogni addetto si occupa, da solo, di un lavoro e non viene aiutato dagli altri, che sono indirizzati a fare dell’altro. La conseguenza è che gli scaffali metallici, che all’inizio non vengono smontati, sono sollevati da un singolo e portato verso la finestra dove si trova il carrello elevatore: non posso fare a meno di notare che, per ovvietà, i piedi di questi scaffali strusciano per terra, piegandosi; il tipo nulla si cura di quanto sta accadendo.

Non si rispetta il lato alto dei cartoni.

L’addetto, incaricato di sistemare le scatole nel camion furgonato, ha la felice idea di sistemare una delle scatole a faccia in giù; dopo un pò, mentre sono alle Scatole bagnateprese con lo smontaggio dei ripiani metallici, lo vedo che apre una delle scatole e quasi si lamenta perché alcune bottiglie di plastica che Scatole bagnatecontengono detergenti vari hanno perso del liquido (ma và, che cosa strana! n.d.r.). Con pazienza vado a prendermi una scatola nuova e

Scatole bagnate

sposto il contenuto della scatola bagnata nella nuova scatola, evitando di inserire anche i detersivi liquidi che, per questo motivo, regalo ai nostri coinquilini.

Succederà, in seguito, anche al computer (vedi più avanti). Ma che cosa possiamo farci: avremmo dovuto chiedere se era in possesso della Patente Europea del Computer, non tanto per sapervi interagire quanto per averne almeno visto uno e sapere come è fatto.

I metri cubi del camion risultano insufficienti.
Quando il commerciale è venuto a trovarci per rendersi conto di persona delle masserizie da traslocare, si è parlato di che cosa andava smontato prima da noi, di che cosa avrebbero dovuto smontare i traslocatori e rimontare dopo e di che cosa sarebbe rimasto così com’era: praticamente, medesime cose come nel precedente trasloco.

La mattina del trasloco ci si accorge che il camion è già pieno per oltre la metà della capienza, con ancora da caricare l’armadio della camera da letto, il letto con cassettone e altre scatole. Ci viene detto che probabilmente gli scaffali metallici non possono essere lasciati montati.

Di sana pazienza mi reco giù a pianterreno e armato con una mia pinza comincio a svitare i bulloni che reggono i ripiani dalle stecche laterali (nel frattempo, l’accaduto della scatola rigirata che bagna di detersivo e liquido sgrassatore altre scatole). Da solo il tempo necessario a smontare bene sei scaffali metallici potrebbe essere molto lungo: meno male che viene in mio soccorso un inquilino esemplare, con due trapani svitatori ed egli stesso come persona aggiunta. Mentre si smontano gli scaffali metallici, anch’egli si accorge che i piedi sono starti; si offre di raddrizzarli ma la fretta dei traslocatori nel carico non permette che si possa mettere a posto i piedi metallici storti.

Dulcis in fundo.

Mi trovavo alla finestra della cucina (utilizzata per il carico delle masserizie con il carrello elevatore) ad aprire il cancello con il telecomando.
Ebbene, il camion è strapieno all’inverosimile e gli addetti si stanno adoperando per sistemare la nostra scala. Non c’è un vero e proprio posto, ma quello che ho visto è degno di nota: la nostra scala viene riposta sopra lo stendino; non appoggiata bensì letteralmente strusciata sopra lo stendino stesso!
Il risultato è che, una volta scaricati, questi due oggetti nuovi, privi di scorticature, oggi li abbiamo rovinati, come se non ne avessimo mai avuto cura. Ecco come sono ridotti lo stendino

Stendino

stendino

stendino

e la scala.

scala